Leggere la storia di una città significa interrogarne i documenti e i monumenti. Una città come Sutri, che ha accumulato stratificazioni millenarie di testimonianze, ha bisogno di essere scoperta poco alla volta, con delicata attenzione rivolta a ciascuna delle pagine che ne compongono la storia.
In questo agile volume si è voluto interrogare singoli momenti della complessa vicenda artistica di Sutri, che rispecchiano la sua notevole rilevanza di centro di potere ecclesiastico durante l'intero arco del medioevo e dell'età moderna, fino a giungere alle soglie dell'età contemporanea. Le opere considerate sono tele, tavole e affreschi pertinenti ad alcuni dei numerosissimi edifici di culto della città: in primis la Cattedrale, con l'annesso imponente palazzo vescovile, quindi la chiesa di S. Sebastiano e la Cappella della S. Croce. In alcuni casi, si tratta di opere già conosciute e studiate, come ad esempio la tavola del Duomo, raffigurante il Salvatore, ma per lo più ci si confronta con episodi dimenticati, se non addirittura ignorati, non soltanto dagli studiosi, ma anche dai cittadini stessi, idealmente primi custodi del patrimonio storico-artistico.
Se alcune opere di mediocre livello qualitativo appaiono interessanti soprattutto dal punto di vista della storia devozionale, altre si segnalano anche per le notevoli qualità artistiche, talvolta testimoniando o comunque facendo trasparire la presenza di artisti di valore o di loro allievi. Particolarmente interessante, da questo punto di vista, è il caso degli affreschi di S. Sebastiano e della cripta della Cattedrale, che manifestano la vivacità di Sutri come centro di produzione artistica fra Quattro e Cinquecento e testimoniano la presenza di personalità che furono certamente in contatto con alcuni fra i migliori circoli artistici dell'Italia centrale, quali quelli facenti capo al Perugino e al Pinturicchio. Ma non si dimenticheranno altre importanti esperienze, come quella di Iacopo Zucchi, con la tela raffigurante i principi degli Apostoli, Pietro e Paolo (e non Paolo e Andrea, come si è creduto finora) e dei fratelli Preti, con la serie di tele attualmente divise fra le chiese cattedrali di Sutri e Nepi, raffiguranti il consesso apostolico. Ultimo - ma soltanto in ordine cronologico - significativo episodio di pittura a Sutri è rappresentato dallo stendardo processionale dipinto dal sutrino Eugenio Agneni, artista che intorno alla metà del sec. XIX godette di notevole successo e fama, come dimostrano le importanti commissioni ricevute in Italia e all'estero, ma che la critica moderna ha praticamente dimenticato.
Il maggiore merito di questo volume consiste proprio nel gettare una prima luce su frammenti di vita artistica urbana caduti nell'oblio. Ulteriori studi potranno certamente approfondire aspetti che in questa sede non possono essere trattati, ma si auspica che il primo, importante passo della rivelazione di opere sinora quasi del tutto inesplorate possa efficacemente contribuire alla diffusione della conoscenza, indispensabile premessa alla formazione di una coscienza volta alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico.
Carlo Tedeschi
Da qualche anno le ricerche di Storia dell’arte svolte dagli allievi della Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti dell’Università di Roma “La Sapienza” sono state indirizzate allo studio di opere presenti nei centri storici della Tuscia: prima a Vetralla, quindi a Capranica, Sutri (nel 2001), Nepi. Queste ricognizioni su un territorio tanto ricco di testimonianze qualitativamente rilevanti quanto povero di letteratura specifica - tanto che non è difficile inbattersi, ancora oggi, in pitture, sculture e architetture sostanzialmente inedite, o comunque mai considerate degne di un approfondimento specialistico - hanno prodotto brevi saggi che si vanno pubblicando su “Studi Vetrallesi” oppure, raccolti in forma coordinata, nella collana “Quaderni della Tuscia”.
La finalità di queste ricerche va naturalmente oltre gli aspetti puramente didattici dell’avvicinamneto dei futuri operatori nel campo del restauro a concreti esempi di espressione artistica, appartenenti a diverse epoche e diversi per materiali e tecniche. Si è infatti potuto constatare che nella letteratura artistica locale né quella accademica hanno mai avuto modo di concentrare la propria attenzione sugli oggetti artistici presenti nei diversi centri se non nel quadro di una esaltazione talvolta acritica delle scuole viterbesi o di una schedatura generalizzata, a fini giuridici o d’inventario.
Manca tuttora la percezione del valore, della varietà e anche della forte eterogeneità del patrimonio presente nelle varie località (e in modo particolare nelle chiese) il quale, per i facili collegamenti storici di cui gran parte della Tuscia ha goduto in età medievale, rinascimentale e barocca con Roma, con la Toscana e con l’Umbria, è dovuto in gran parte - e spesso nella sua porzione più interessante - ad artisti di provenienza esterna.
Un caso estremo è quello di Michelangelo, la cui diretta presenza e la cui influenza nell’area sono da tempo oggetto di approfondimenti, ma si può dire che per secoli pittori, scultori e architetti romani hanno inviato opere o hanno operato nel viterbese.
I risultati di questi lavori di corso hanno, naturalmente, peso e valore ineguale in rapporto soprattutto con le testimonianze d’arte considerate. Molte volte si è trattato di riconsiderare e “modernizzare” il quadro antico di riferimento per opere già note e studiate, in altri casi l’attribuzione, e la stessa proposta di datazione e di interpretazione, scaturiscono dal primo studio condotto su oggetti sconosciuti o dimenticati. La linea che unisce le esemplificazione prescelte intende sempre privilegiare la qualità artistica e l’originalità, e per questo motivo si è volutamente tentato, ogni volta che ciò poteva essere fatto senza distorsioni, di suggerire il nome di uno o più artisti, rifiutando la generica e fuorviante definizione “di scuola”.
Anche per Sutri come per gli altri centri l’insieme degli articoli mette a fuoco opere singole di particolare interesse e rappresentatività, ovviamente senza alcuna ambizione di esaustività o di giudizio complessivo sul patrimonio artistico locale, ma piuttosto allo scopo di esaltarne la specificità e anche la varietà, qualità troppo spesso sacrificata in nome di presunte vocazioni o pendenze culturali autarchiche. La mancata visione d’insieme di ciascun centro artificiosamente visto come dotato di una propria tradizione artistica sarà così compensata dalla verifica della caratteristica propria di un territorio di transito dove, per la sua posizione baricentrica tra Roma, Siena e Firenze, e Perugia, le diverse tradizioni regionali sono rappresentate, spesso ai massimi livelli, dai diretti protagonisti, ma dove sono anche documentabili artisti di assai più lontana provenienza.
Come tappa di questo graduale approfondimento, condotto con umiltà di intenti sulle diverse “piccole città” del viterbese, questo volume raccoglie otto studi su altrettante opere di pittura. Anche se sono rimaste escluse alcune testimonianze di particolare qualità e interesse (tra le quali è opportuno ricordare almeno la tela con Cristo in casa di Marta e Maria conservata nella chiesetta di S. Maria del Carmine, il cui studio è stato rinviato per la difficile accessibilità dell’opera), l’insieme che ne risulta ci sembra significativo anche perché dimostra ampiamente la fittissima e imprevedibile trama di rapporti esterni da cui ogni singola opera trova giustificazione. È proprio lo studio aperto ad ogni possibile tipo di relazione e distanza il più adatto a comprendere la genesi della pittura, arte quanto mai sfuggente ad un radicamento puro e semplice con le condizioni materiali dei luoghi, e non solo per la facile e continua di artisti, disegni, copie, e delle stesse pitture mobili.
Il significato e la stessa qualità di ogni singola pittura potrà essere tanto meglio chiarito quanto più sarà stato ampliato il sistema dei confronti, e quanto meglio se ne saranno ricostruite le vicende materiali in loco. In questo senso è evidente che un nuovo e più interessante quadro d’insieme di un mosaico artistico straordinariamente vario non potrà che fondarsi sull’analisi delle singole tessere, e soprattutto di quelle più attraenti e più problematiche.
Un particolare ringraziamento alle persone e alle istituzioni che hanno facilitato questa ricerca: in particolare ricordiamo la Soprintendenza ai Beni artistici e storici di Roma, il Vescovo e l’Archivio vescovile di Nepi, il parroco Don Luca Gottardi, Carlo Tedeschi e il Museo del Patrimonium di Sutri.
Enrico Guidoni